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domenica 1 febbraio 2026

"LUCA CARBONI ALL'UNIPOL ARENA DI BOLOGNA: UN RITORNO CHE EMOZIONA".




"LUCA CARBONI ALL'UNIPOL ARENA DI BOLOGNA: UN RITORNO CHE EMOZIONA". 





Ci sono artisti che entrano nella tua vita in punta di piedi e poi restano, anno dopo anno, senza mai perdere il loro posto. Per me, Luca Carboni è questo da 36 anni: una presenza costante, una voce che ha accompagnato momenti importanti, un modo di sentire il mondo che in qualche modo ha sempre parlato anche per me. Sabato, all' Unipol Arena di Bologna, ho ritrovato un cantante diverso, cambiato, con una consapevolezza nuova, come se dentro di lui ci fosse davvero un’altra luce.


L’atmosfera era speciale. Eravamo diecimila persone, diecimila cuori, tutti lì per lui. Non era solo un concerto: era un incontro pieno di affetto, un ritorno atteso, un’emozione condivisa. E lui, Luca, aveva negli occhi una luce che riconosco da sempre, ma con una profondità nuova. Una serenità che nasce solo quando attraversi qualcosa di grande e ne esci con più consapevolezza.


Sapere quello che ha passato, la malattia ai polmoni, la fatica, la paura, i mesi durissimi… e poi vederlo lì, davanti a noi, con quella voce che mi accompagna da più di tre decenni, è stato toccante. Non era solo un artista che tornava sul palco: era il mio cantante preferito che tornava a respirare la sua musica e il nostro affetto. E questo, per chi lo segue da una vita, ha un peso enorme.


Il tour "Rio Ari O" è un viaggio dentro il suo mondo: quadri, colori, ricordi, tutto ciò che lo rende unico. Luca non è mai stato un artista da etichetta. Chi lo segue da tanti anni lo sa: Carboni è un universo a parte.


La scaletta è stata un percorso emotivo continuo. "Primavera" come apertura è stata la ripartenza: una scelta che non poteva essere più simbolica. Dopo tutto quello che ha attraversato, iniziare proprio da lì significava rinascita, luce nuova, un modo per dirci che era tornato davvero.

E poi i brani che hanno segnato la mia vita: "Ci stiamo sbagliando", "Chicchi di grano", "La mia città", "Farfallina", fino alla magia di "San Luca" con Cesare Cremonini.  


E quando Elisa e Cesare sono saliti sul palco per cantare assieme “Mare mare”, è sembrato di assistere a qualcosa di semplice e vero: tre amici che cantano come se fossero nella loro stanza, senza pensare a esibirsi, ma solo a condividere un momento di allegria.


Luca non ha mai avuto bisogno di rumore per essere grande. Ha scelto la delicatezza, la coerenza, la profondità. E forse è proprio per questo che, dopo 36 anni, io sono ancora qui. Perché la sua musica non è mai stata una moda: è stata una compagnia. Una presenza. Una parte della mia vita.


ANTONELLA SARO 



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